Emilio Vedova (Venezia, 1919)
Accostatosi alla pittura da autodidatta, frequenta per un breve periodo la scuola serale di decorazione ai Carmini. Nel 1942 aderisce al gruppo Corrente, cui appartengono anche Birolli, Vittorini, Guttuso e Morlotti e dal 1943 partecipa attivamente alla resistenza. Nel 1946, a Milano collabora con Morlotti al manifesto Oltre Guernica e a Venezia è uno dei fondatori del Fronte Nuovo delle Arti. In questo periodo inizia la serie delle Geometrie nere, opere in bianco e nero che risentono dell’impostazione spaziale cubista. La sua prima personale negli Stati Uniti si tiene alla Catherine Viviano Gallery di New York nel 1951, anno in cui riceve anche il premio per i giovani pittori alla prima Biennale di San Paolo. Nel 1952 prende parte al Gruppo degli Otto, passando dal primo neocubismo delle Geometrie nere ad una pittura le cui tematiche politico-esistenziali trovano via via espressione in una gestualità romanticamente automatica ed astratta, in una sperimentazione di tecniche e materiali di matrice dada e costruttivista, realizzando i Plurimi quadri/sculture articolate e movibili, in legno e metallo dipinti. Nel 1965 e nel 1983 viaggia negli Stati Uniti dove tiene numerose conferenze. Per il padiglione italiano all’Expo ’67 di Montreal crea un collage-luce in cui piccole lastre proiettano immagini mutevoli in un grande spazio asimmetrico. Tra il 1975 ed il 1986, Vedova insegna all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dalla fine degli anni ’70 sperimenta numerose tecniche e forme, quali i Plurimi-Binari (opere mobili su binari d’acciaio), monotipi, pannelli circolari doppi (Dischi), e incisioni su vetri di grandi dimensioni. Nel 1995 inizia una serie di oggetti sfaccettati e manovrabili dipinti su legno, denominati Disco-Plurimo.
Ovvero della gestualità automatica ed astratta. Il gesto diviene pittura. L’arte feconda la materia in un lampo creativo. |